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Chi è Mario Bortoletto

Terminati gli studi, Mario Bortoletto ha cominciato subito a lavorare fondando la sua  ditta artigiana operante nel settore edilizio. Era proprio un ragazzo che doveva, grazie alla sua giovane età, faticare molto per ottenere fiducia da parte dei clienti. In pratica, come i bravi artigiani di un tempo, aveva più compiti da seguire: faceva il promotore per acquisire lavori, il responsabile operativo ma anche l’esecutore materiale delle opere. I tempi ed il mercato  erano molto diversi da quelli di oggi e il lavoro eseguito  con serietà, applicazione e professionalità, dava soddisfazione a chi si impegnava. Grazie a questo spirito, la ditta di Mario Bortoletto cresceva rapidamente e il conseguente e naturale sviluppo, consentì non solo l’assunzione di personale (sia operai che impiegati) ma anche  di  acquistare  impianti e attrezzature, per competere con successo nel mercato immobiliare.
Con il passare degli anni i lavori aumentavano e le commesse diventavano sempre più importanti. L’attività si espanse in tutto il Nord Italia e negli anni 80 Mario Bortoletto compì anche investimenti coraggiosi: rilevò altre imprese edili storiche del padovano.

Insomma, grazie a sacrifici e scelte coraggiose, Mario Bortoletto realizzò una bella realtà imprenditoriale: il piccolo artigiano degli anni 60 ne aveva fatta di strada. Tra i clienti più rappresentativi Mario Bortoletto ricorda di aver fornito diversi istituti bancari, catene di supermercati, immobili di amministrazioni comunali, di aziende municipalizzate e di imprese multinazionali. Ancora si possono citare alcune sedi della Banca d’Italia e alcuni immobili delle Forze Armate Statunitensi. Il giro d’affari  divenne  sempre più importante e le banche, in quei tempi, erano molto disponibili a finanziare lo sviluppo dell’impresa. Oltre ad assumere lavori in appalto, Mario con  la sua struttura, cominciò a costruire immobili in proprio, per poi destinarli alla vendita. Tutto andava per il meglio e nessun problema sembrava formarsi all’orizzonte. Sembrano altre epoche, invece stiamo parlando di meno di 20 anni fa. Chiedere un finanziamento bancario all’epoca non era un problema anzi, più di qualche volta, Mario Bortoletto dovette paradossalmente rifiutarlo. Per operare con le banche aveva solo l’imbarazzo della scelta. Come tutti  sappiamo, i tempi cambiarono velocemente e nei primi anni del 2000 iniziò la crisi del credito: le banche si fecero più rigide e restie nel concedere prestiti e le imprese medio piccole cominciarono a soffrire. Racconta Mario Bortoletto:

“Una delle  banche  che sosteneva la mia azienda cominciò a sollecitare il rientro dal così detto “fido” proprio nel momento in cui, a  causa dei molti impegni assunti e dei  cantieri in corso, mi trovavo in seria difficoltà: infatti non avevo liquidità perché tutte le mie energie finanziarie erano destinate al completamento dei lavori, comprese anche le disponibilità finanziarie che la banca mi aveva concesso a suo tempo. Nonostante le mie richieste di allungare il piano di rientro e di darmi tempo di realizzare le vendite degli immobili, che mi avrebbero consentito di monetizzare quanto investito, questa prima banca non voleva sentir ragione. A questo punto, fui messo ingiustamente all’angolo, fino al punto che mi vidi costretto a mettere in vendita alcuni beni di famiglia, che ero riuscito a comperare, accantonando i risparmi di una vita di lavoro. Il colpo basso che ricevetti invece di tramortirmi e crearmi depressione, mi fece scattare tutta l’adrenalina che avevo in corpo. Decisi di combattere con tutte le mie forze contro quel sistema ingiusto e talvolta arrogante, rappresentato dagli istituti di credito. Una medaglia a due facce: una liberale disposta ad aiutarti quando le PMI non hanno bisogno e una aggressiva, che “graffia”metaforicamente la clientela, quando quest’ultima si trova in difficoltà, imponendogli rientri impossibili. Questo è stato il punto apicale dal quale sono partito con la mia battaglia: ho voluto verificare il comportamento contabile e amministrativo di questo Istituto (cosa che tempo addietro, quando le cose andavano bene, non avevo avuto il tempo di controllare). Sapevo che stavo pagando cifre importanti per gli interessi che mi erano stati addebitati ma, nonostante la sensazione di avere una specie di “cappio al collo”, non avevo purtroppo ne  il tempo ne la competenza tecnica di fare un’analisi più attenta e approfondita. Dopo aver rilevato l’enormità degli interessi passivi pagati in tanti anni, ho proceduto  a far eseguire da un esperto, una “perizia econometrica”, ovvero il controllo di tutti i conteggi intercorsi dall’inizio del  rapporto con la banca. Al momento della consegna della perizia econometrica, è risultato che i miei dubbi erano pienamente fondati: la banca mi aveva applicato dei tassi altissimi tanto da superare il tasso  limite, denominato “tasso soglia”, previsto per legge e di conseguenza scattò in me, la presunzione di aver subito l’applicazione illecita di “tassi usurari”, situazione in base alla quale era prevista per la banca, una pesante posizione di responsabilità non solo economica bensì anche penale. Rilevato e appurato quanto sopra descritto, non ho atteso un istante in più. Ho deciso di  procedere contro la banca, iniziando una causa legale. Dopo 18 mesi il Giudice mi ha dato ragione condannando la banca a rinunciare alle sue pretese di credito nei miei confronti  e a restituirmi tutto il maltolto (parliamo di cifre importanti). Ecco che, dopo la vittoria legale ottenuta contro questa  banca, ho deciso di procedere anche contro le altre banche, ottenendo altre tre sentenze vittoriose, mentre per  altri 5 contenziosi,  sono in attesa di giudizio e a tal proposito, voglio essere moderatamente ottimista. Oggi opero senza chiedere un soldo alle banche, finanziandomi con quanto sono riuscito a recuperare dalle stesse”.

Mario Bortoletto conclude poi dicendo che:

“A tutti i colleghi correntisti, mutuatari e/o locatari di leasing consiglio vivamente di  verificare, con adeguate perizie, gli estratti conto e tenere sotto controllo quotidiano i propri rapporti con le banche in quanto queste, attraverso un’abile gestione dei numeri, nel periodo più roseo, cercano tuttora di approfittarne fino all’inverosimile e molte volte, per questa situazione illegale, un’impresa quasi senza accorgersi, da creditore rischia di diventare debitore. Posso inoltre dire che questa mia drammatica esperienza, che ho vissuto in prima persona, si è rivelata foriera di una nuova energia che mi ha indotto ad approfondire il campo del contenzioso bancario, studiando la letteratura di riferimento, leggendo quasi duemila sentenze. Grazie a questa competenza tecnica acquisita,  ho deciso di mettere la mia esperienza  a disposizione di colleghi imprenditori, che sono caduti vittime delle stesse ingiustizie da parte delle banche. Il mio impegno in materia mi ha consentito di essere stato riconosciuto dal Tribunale di Venezia, consulente tecnico di parte su contenzioso bancario.